Un lenzuolo alla finestra per ogni donna uccisa da un uomo!

Nella nostra mailing list Serbilla propone di affiggere a Milano, nel punto in cui è stata ammazzata da un uomo, una targa che dica “Emlou Aresu, vittima del femminicidio“. Un’altra sorella propone di affiggere tante targhe in giro per l’italia quante sono le vittime di violenza maschile, le donne morte ammazzate per mano di un maschio, le vittime registrate in un bollettino di guerra che non ha fine. Poi c’è la sorella che propone di fare una manifestazione a Milano e di apporre insieme la targa per Emlou, ci siamo noi che abbiamo lanciato un appello a tutti/e i/le blogger, e nel frattempo arriva la notizia che un’altra donna è morta ammazzata dal marito.

Si chiamava Mara Basso, lascia due figli di 7 e 10 anni, stava per separarsi.

Così siamo sempre più arrabbiate e soprattutto sappiamo che dove esiste qualcuno che giustifica un femminicidio o istiga odio contro le donne egli può essere giudicato moralmente responsabile per ogni femminicidio commesso.

E arriva l’altra idea, una idea disperata di chi ha voglia di combattere e di dire qualcosa. Una di noi propone di mettere degli striscioni alle finestre. Dice:

Io ne attacco subito uno alla finestra di casa mia. Cominciamo dalle nostre finestre. Riempiamo i balconi di lenzuola insanguinate. Ridiamo senso a quella abitudine tribale che voleva farci appendere le lenzuola con il sangue per fare vedere che le spose erano vergini. Ogni lenzuolo insanguinato rappresenta una donna morta ammazzata. Per emlou, per mara, per tutte.

Ha ragione: vado ad appenderne uno anch’io. Ciascuno scriva quello che vuole. Serve mostrare la sindone per ogni corpo di donna trafitto, massacrato, ucciso. Da ora iniziano le giornate delle lenzuola intrise di sangue di donna!

—>>>Bollettino di guerra —>>>La lunga lista dei femminicidi

fonte: www.femminismo-a-sud.noblogs.org

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Un lenzuolo contro la violenza sulle donne!


Dalla pagina facebook attivata da alcune nostre amiche arriva la foto di un lenzuolo contro il femminicidio (altre arriveranno!).

Questa era la nostra idea di partenza. Potete farla vostra, scrivete quello che volete (nel caso della foto è scritto “Per tutte. Stop al femminicidio!”), nelle lingue che volete, nella nazione in cui vivete, usiamo le nostre finestre e i nostri balconi come bacheche sul mondo per esprimere poche parole contro la violenza maschile sulle donne.

—>>>Nella Pagina facebook scrivono: Prendi un lenzuolo,
macchialo di rosso, scrivi la frase contro la violenza sulle donne che
vuoi esporre e poi appendilo alla finestra o al balcone. Fai una foto
del lenzuolo, pubblicala qui e segnalaci la tua adesione. Grazie!

Ps: dato che i maschilisti ci censurano dappertutto pensiamo che le lenzuola nei balconi possono censurarle solo se abbattono le case.

fonte: www.femminismo-a-sud.noblogs.org

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Scendiamo in piazza: chi viene con noi?

Teresa Patania, morta ammazzata dall’ex marito. Parenti e amici della vittima sostengono si sia trattata di una vera e propria esecuzione.

Francesca Telch, l’ex marito ha tentato di ucciderla.

Non sappiamo come si chiama: il marito la picchia fino a spappolarle la milza.

Idem: una ragazza accoltellata dal fidanzato. E’ ancora viva.

Donna investita con l’auto dal suo ex che poi tenta di finirla a pugni. E’ ancora viva.

Il fidanzato la accoltella. Lei sopravvive. Il bambino che aveva nella pancia muore.

Mariangela Corna, ammazzata dal marito.

Anna Perrucci, ammazzata da un parente.

Un uomo respinto getta acido sul corpo di una donna.

Carmela Scimeca, ammazzata dal marito.

Un uomo sieropositivo viene arrestato per uno stupro e confessa di voler infettare tutte le donne.

Catia Carbini, ammazzata dall’ex marito.

Cesarina Boniotti, ammazzata di botte dal suo convivente.

Lei gli dice di no e lui tenta di buttarla dal balcone.

Mara Basso, ammazzata dal marito.

Emlou Aresu, morta ammazzata di botte da un uomo che voleva fare del male ad una donna qualsiasi.

Costanta Paduraru, morta ammazzata dal marito.

Jolanda Ripamonti, morta ammazzata dal marito.

Questa è solo la cronaca dei femminicidi o dei tentati omicidi avvenuti in agosto. In luglio come sapete è andata molto peggio. Siamo nell’ordine di quasi una donna morta al giorno e tanti tentati omicidi in cui le donne sono rimaste vive “per caso”. Non sono noti ovviamente i casi in cui le donne sono state massacrate di botte ma nessuno ha pubblicato niente.

Potete controllare voi stessi qui, qui, qui.

Come potete leggere voi stesse la costante di questi delitti è sempre la stessa. Uomini che ammazzano o tentano di ammazzare le donne. Minori i casi in cui c’è una causa di separazione con l’ex marito e in quel caso vogliamo sapere:

– chi sono i mandanti?

– chi ha istigato il delitto?

– chi ha legittimato l’uomo a compierlo?

– chi ha diffuso messaggi di istigazione al femminicidio che lo hanno indotto a compierlo?

– chi ha esasperato il conflitto?

Noi vogliamo i mandanti morali di ogni femminicidio commesso. Tutti responsabili di ogni goccia di sangue versata per mano di un femminicida.

Molti, troppi delitti al nord. Molti, troppi delitti nella città di Milano e dintorni. A dimostrare che la cultura misogina realizza le condizioni affinchè gli uomini scelgano di ammazzare le donne. A dimostrare che dal nord parte una crociata di smantellamento dei diritti delle donne, delle strutture di riferimento, di ogni possibile speranza per il futuro.

Sono quelli del nord che spingono affinchè le regioni del sud perdano consultori, centri antiviolenza, tutto quello che può servire a salvare la vita delle donne. Sono quelli del nord che colonizzano l’italia facendo della difesa degli uomini violenti un business che produce una cultura di morte.

Ed è al nord che noi vorremmo andare. Vogliamo manifestare, scendere in piazza, con le nostre lenzuola insanguinate, assieme a tutte le donne maltrattate, violentate, sopravvissute. Assieme alla memoria di ogni donna uccisa. Con le famiglie delle donne ammazzate, con chi fa di tutto per difenderle, con chi si oppone a leggi che tutelano i maschi violenti, con chi si oppone alla criminalizzazione delle donne, con chi lotta contro l’istigazione al femminicidio.

Vogliamo scendere in piazza con tutte le donne e gli uomini che lottano per relazioni in cui la violenza non ha e non deve avere spazio. Vogliamo popolare le strade di quel nord che sputa sulle donne, mette a rischio la vita dei bambini e avanza inesorabilmente per segnare il nostro futuro con una cultura di sterminio.

Chi viene con noi?

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I panni sporchi li portiamo in piazza e li facciamo sventolare!

Ieri durante una serata tra colleghe e amiche ascoltando insieme al telegiornale la notizia della donna ammazzata dall’ex marito a milano abbiamo iniziato a parlarne. Non del caso specifico ma ognuna delle proprie esperienze. In maniera diretta o indiretta ciascuna di noi si è imbattuta in donne le cui vite sono state falciate o profondamente intaccate dal rapporto con uomini violenti.

Ognuna di noi ha una storia di una amica, cugina, zia, della propria madre, della vicina di casa, della professoressa di scuola o della collega di lavoro la cui esistenza è stata fortemente danneggiata o irrimediabilmente distrutta dall’egoismo e dalla prepotenza di uomini maltrattanti. Sono venuta a conoscenza di storie terribili ed assurde.

Di fronte alle nostre esperienze dirette non ci sono bugie che tengano. Le nostre vite e delle persone che ci stanno accanto sono la conferma che tutta questa violenza esiste e ci sta massacrando, e se non siamo noi in prima persona a prendere le botte, a rischiare la vita, a ricevere decine di telefonate nel cuore della notte, ad essere insultate, strattonate, umiliate, a dover scegliere tra “lui” e il lavoro, “lui” e gli amici, “lui” e il nostro sorriso, lo è una persona che ci è vicina e ha incrociato la nostra vita.

Dobbiamo parlarne tra di noi, dobbiamo raccontare cosa succede quotidianamente perchè nessuno ci possa prendere in giro dicendoci che sono solo invenzioni di qualche fanatica. Chi dice che la violenza sulle donne non esiste o tenta di minimizzarla e sminuirla lo fa per odio e proprio tornaconto. Chi ci rimette siamo tutte noi.

Quando in Italia si lottò per ottenere e difendere la Legge 194, quello che mosse tante persone, non solo donne e non solo militanti femministe, fu la consapevolezza, nata dalla propria esperienza, che tante donne erano costrette a ricorrere agli aborti clandestini, mettendo a repentaglio la propria vita. Ognuna aveva avuto in famiglia o conosceva donne che erano passate da prezzemolo, cucchiai e ferri da calza.

Depenalizzare l’aborto fu una scelta per la vita, l’autodeterminazione e il benessere delle donne.
Oggi stiamo combattendo perchè la vita, l’autodeterminazione e il benessere delle donne sono ancora conquiste fragili o mancate. Il lungo elenco di donne ammazzate e massacrate ne è la conferma, insieme a tutte le vicende di cui ognuno e ognuna di noi è testimone.

Ancora una volta dobbiamo scegliere se il nostro essere testimoni si trasformi in omertà o in ribellione.
Smettiamola di consigliare il fondotinta giusto per coprire i lividi o serrare bene le finestre per non sentire le urla e i tonfi in casa dei vicini.
Smettiamola di suggerire pazienza e sacrificio o fingere di non vedere le richieste di aiuto. Tutto questo continuerà a permettere che il massacro continui e aumenti pure, perchè se nessuno si oppone, chi maltratta è legittimato a farlo dal silenzio dell’opinione pubblica.

E’ questa la cultura che vogliamo? Quella dove i rapporti tra le persone si fondano su ruoli imposti, sulla persecuzione, la minaccia e lo sterminio?

Noi vogliamo manifestare insieme a tutte e a tutti coloro che vogliono dire basta a questo massacro. Portate i vostri lenzuoli insanguinati.

I panni sporchi li portiamo in piazza e li facciamo sventolare. Se qualcuno si deve vergognare di tutte le violenze che le donne subiscono non sono certo le donne stesse.

—->  BOLLETTINO DI GUERRA

fonte: www.femminismo-a-sud.noblogs.org

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